L’intelligenza dei futuri elettori

L’intelligenza è distribuita dovunque vi sia umanità, ma la capacità di valorizzarla va rintracciata nel bagaglio culturale di chi quell’intelligenza, in parte, la possiede. Lo sviluppo tecnologico ci offre la possibilità di aggregare le esperienze di ciascuno, consentendoci di sperimentare soluzioni partecipate a vecchi e nuovi problemi. Questo fenomeno può definirsi, con le dovute cautele, intelligenza collettiva.

Solo trent’anni fa (io non ero neppure nato) il concetto di aggregazione trovava massima espressione nell’idea di “massa”. Quest’ultima, identificata nei produttori, comprendeva persone accomunate dallo stesso lavoro (spesso entro le fabbriche), le quali condividevano la stessa agenda, gli stessi interessi, lo stesso comportamento.

Nel tempo, la televisione e il marketing trasformano la massa in target, trasferendo il focus dall’offerta alla domanda. Il target identifica consumatori simili, con simili agende, simili interessi, simili comportamenti.

Ancora una volta è lo sviluppo continuo di nuovi strumenti di comunicazione digitale il terreno sul quale ha germinato un nuovo tipo di fattore aggregante. Quell’intelligenza collettiva di cui sopra, all’interno della quale ciascuno mantiene la propria diversità, sviluppando la capacità di coordinarsi in base a pensieri comuni, ma senza mai omogenizzarsi.

Una rivoluzione silenziosa e lenta che, stimolata dalle continue sollecitazioni di tanti, sviluppa nuovi paradigmi culturali. Dai consumi collaborativi citati da Rachel Botsman, agli Open Government e Open Aid. Una parola, Open, che se anteposta a qualsiasi sostantivo, riesce quasi sempre a regalargli un nuovo significato, ricordando trasparenza, partecipazione, collaborazione.

Così l’identità di ciascuno di voi si articola in maniera sempre più naturale fra online e offline. Genera un unico flusso di rapporti, conversazioni, modi di consumare, modi di informarsi che trovano nei risvolti del web la maniera per essere connessi. Il Censis sin dal 2009 sottolineava come il 54% degli utenti di Facebook partecipasse a gruppi con interessi diversi dai propri arrivando ad avvertire la necessità di portare la propria esperienza fuori dalla rete. Di qui la genesi della Green Revolution Iraniana, la Primavera ArabaOccupy Wall Street, gli Indignados e via via, pian piano, le elezioni Italiane e il boom del Movimento 5 Stelle. Un sapiente esperimento di marketing politico che, attingendo a queste dinamiche, è riuscito a divenire lo strumento attraverso cui la rabbia di un elettorato orfano, è esplosa nella volontà partecipativa di tanti individui dal diverso background.

Il successo del Movimento 5 Stelle è quasi totalmente di tipo politico. Il volano offerto dalla nascita del governo tecnico di Mario Monti ha permesso la semplificazione del panorama politico Italiano in due macro aree. Da un lato i partiti, tutti e raccontati come tutti uguali. Dall’altra, il movimento. Quest’ultimo, contestando il sistema istituzionale nel suo complesso è riuscito a creare un’idea di bipolarismo sociale che mi piacerebbe approfondire in un futuro post.
Il governo Monti, il rifiuto netto da parte del movimento di stringere una qualsivoglia alleanza e la manifesta inettitudine della politica “tradizionale” di auto-riformarsi hanno sottolineato in maniera indelebile la demarcazione fra un loro e un noi che ha caratterizzato la campagna elettorale.

Il Movimento 5 Stelle diviene così il mezzo attraverso il quale si esprime l’intelligenza collettiva di elettori dall’appartenenza radicalmente diversa. Dagli scontenti della “sinistra riformista” agli orfani della “rivoluzione liberale” promessa da Berlusconi. Un popolo eterogeneo, unito in un approccio post-ideologico che cerca una nuova soluzione all’immobilismo ventennale, responsabilità di tutta la classe politica italiana.

Queste nuove sinapsi sociali dovranno ancora acquisire totale coscienza di se, ma rappresentano oggi un importante passo verso quella che possiamo definire Open source governance. Probabilmente neppure Grillo e Casaleggio sono pienamente coscienti dell’enormità dei cambiamenti che indirettamente hanno contribuito a creare.

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