Alessio Schreiber

Le conseguenze dell'ozio

Artistica Mente

Lo scorso 2 maggio l’installazione Spreading Joy Around the World dell’artista olandese Florentijn Hofman è approdata (è proprio il caso di dirlo) ad Hong Kong e mi è dato immaginare che lì, come nei tanti porti fino ad oggi toccati, abbia suscitato le più diverse reazioni. Da allora, complice la mostra degli artisti vincitori del Premio Babel che ho avuto modo di visitare a Cagliari qualche giorno fa, mi interrogo insistentemente su di una questione. Mi domando cioè quale sia il labile confine fra certa arte contemporanea e alcuni discutibili rigurgiti creativi.

DISCLAIMER: IL PRESENTE ARTICOLO NON PROPONE GIUDIZI SU ALCUNA OPERA, ARTISTA O SEDICENTI TALI!

Vero è che l’analisi dei delicati meccanismi di suggestione che intercorrono nel condizionare il nostro giudizio riguardo un’opera, non può prescindere dalla tesi per cui non esiste un codice unico – un linguaggio dell’arte – che consenta l’inequivocabilità interpretativa dell’arte.

Nel tentativo di dipanare questa matassa mi è sembrato di scorgere due atteggiamenti antitetici; un primo, per cui si riconosce Arte solamente quella che Charles Batteux indicava come tendente ad imitare la realtà al fine di creare begli oggetti. Definizione che descriveva le belle arti. Un secondo atteggiamento porta invece, alcune persone, a identificare nell’arte un prodotto del tutto originale della propria ragione e sensibilità.

Ambedue gli atteggiamenti convergono tuttavia sia nell’idea che l’arte contemporanea perché più emotivamente connotata, sia più immediata e quindi intuibile dell’arte anteriore. Sia nella data impreparazione (più o meno cosciente) riguardo la materia in oggetto.

Parlare d’arte ieri significava riferirsi a tutte quelle attività che, poggiando su abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivate da studio o esperienza, producevano forme creative di espressione estetica. Si riconosceva all’uomo la capacità di concepire il bello e di esprimerlo in forma sensibile. Soprattutto se ne riconosceva la tecnica, arrivando a considerare le arti professioni svolte nell’osservanza di canoni codificati nel tempo.

Sin dal settecento l’idea alla base dell’estetica e del bello conosceranno una profonda crisi. Tre secoli più tardi, nella sua accezione odierna, l’arte si consolida quale concetto aperto, e sembra trovare la propria dimensione nella capacità di trasmettere emozioni e messaggi soggettivi.

Questo sistema assiomatico sembra quindi avvalorare l’idea per cui l’arte contemporanea possa essere fruita al netto di una reale preparazione culturale, e quindi anche da un’ignorante. Il fruitore medio di un’esposizione museale trovandosi di fronte a La Donna allo specchio di Tiziano, proverebbe, nel peggiore dei casi, noia – la massima espressione di disapprovazione emotiva suscitabile da Tiziano. Difatti quello stesso fruitore medio è cosciente dell’assunto per cui un’opera non è una didascalia, e che per poterla comprendere in maniera accettabile sono necessari importanti presupposti culturali.

Di contro, se quello stesso fruitore medio si fosse trovato ad osservare i manichini di tre bambini che Cattelan impiccò a un albero vicino alla sua casa Milanese, ne avrebbe subìto l’immediatezza, la connotazione emotiva, la volontà di stupire, di provocare, scandalizzare. Probabilmente avrebbe appoggiato chi, la mattina seguente, l’installazione ha deciso di rimuoverla, cavalcando elementari perbenismi. Le stesse persone che rimasero indifferenti, nei mesi seguenti, di fronte alle immagini dei 186 bambini rapiti e uccisi nella scuola di Beslan, trasmesse compulsivamente da ogni televisione italiana.

È evidente che Cattelan risulta maggiormente vicino alla sensibilità dei più, se consideriamo che ne condividiamo il periodo storico. Se consideriamo che viviamo il mondo di Cattelan. E nel contempo, viviamo un mondo distante da quello di Tiziano – quattro secoli durante i quali il linguaggio, le categorie cognitive, le visioni del mondo e il mondo stesso son stati stravolti.

Se quindi è vero che l’arte contemporanea sa essere spesso (certo non sempre) più diretta e coinvolgente, questa verità è però relativa ad una fruizione superficiale dell’opera artistica. In sintesi la noia prodotta da Tiziano e lo scandalo prodotto da Cattelen, son figli della stessa superficialità, come indicato da Daniel Birnbaum che correttamente chiedeva:

Molta arte proveniente dai secoli scorsi, come le allegorie barocche o i motivi religiosi rinascimentali, richiede una grande conoscenza per poter essere totalmente apprezzata; perché per l’arte contemporanea dovrebbe essere diverso?

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