Alessio Schreiber

Le conseguenze dell'ozio

#Biotext, Il codice genetico della letteratura

Ogni rivoluzione mediale prevede lo sviluppo di nuovi sistemi comunicativi sulla base di conoscenze pregresse. I primi codici rappresentavano copie speculari della precedente cultura oratoria e, similmente, la tipografia ha emulato pratiche adottate tipicamente nei manoscritti alto medievali. L’innovazione tecnologica sostiene la nascita del cinema, che nelle sue fasi embrionali imita le tecniche del teatro. Analogamente la rete, nei i primi decenni di sviluppo, ha riproposto un modus comunicazionale codificato dalla stampa in oltre cinque secoli. Cinquecento anni entro i quali, si stima, siano stati prodotti circa cento miliardi di libri, considerando le diverse edizioni e lingue. Un mondo in cui la testualità ha svolto una funzione primaria e le culture visuali e sonore hanno occupato parti da comprimarie rispetto al testo.

Il ruolo di medium pervasivo esercitato da Internet scardina tuttavia queste meccaniche, articolando nuovi livelli di comunicazione e innescando una iper-produzione di contenuti e informazioni in grado, nell’arco di pochi mesi, di superare l’interezza dei libri pubblicati nell’intero arco della storia dell’uomo.Una realtà che non può certo lasciare indifferenti e che ha portato Kennet Goldsmith, poeta e professore alla University of Pennsylvania, ad affermare “..il mondo è ricco di testi più o meno interessanti; non è mia intenzione aggiungerne di nuovi”.Scrive Arturo Robertazzi – Secondo Kennet Goldsmith lo scrittore di oggi assomiglia più a un programmatore che a un genio in preda alla disperazione del vivere. Con Internet, la diffusione dei computer, la disponibilità di intere opere online gratuite, lo scrittore esplora nuove vie che prima erano credute al di fuori dello scopo della letteratura.

#Biotext si inseriscono nel panorama dell’Uncreative Writing – così come definito da Goldsmith – e nascono dall’applicare elementi di Bioinformatica alla Letteratura. In seguito allo sviluppo di un protocollo operativo, abbiamo estratto le lettere G, C, A e U – le basi azotate componenti i nucleotidi dell’RNA, Guanina, Citosina, Adenina e Uracile – dai 100 libri più importanti della storia secondo il Norwegian Book Club. La sequenza estratta è successivamente convertita in una rappresentazione della struttura dell’RNA in 2D.

I #Biotext sono immagini e, entro il contesto sopra descritto, contenuti. Ma il loro intento non è quello di aggiungersi alla massa di informazione già presente. Sono invece strumenti attraverso i quali copiare la realtà. Servono a documentare un fenomeno – nel caso particolare la Letteratura – che ci si presenta davanti. I #Biotext forniscono una rappresentazione dell’unicità, del valore oggettivo e della realtà dell’opera letteraria costringendola all’interno del metodo scientifico e senza aggiungere nessun elemento, sottraendone semmai, all’opera originale.

Il rapporto fra Bioinformatica e Letteratura vede quest’ultima assumere la funzione di modello spirituale nei confronti del protocollo scientifico. La letteratura diviene il dominio del non figurativo e dell’immateriale, così come fu la musica per Kandinsky. I #Biotext si sviluppano sulla ricerca di analogie fra i principi della composizione letteraria e gli strumenti offertici dal digitale, fino a giungere all’elaborazione di una vera e propria riscrittura – un codice genetico che l’autore a suo tempo, e senza esserne consapevole, ha inserito nell’opera, e che oggi ne rappresenta la sintesi univoca.

Il principale valore dei #Biotext consiste nel fatto che questi possono rappresentare uno spartiacque lungo il percorso di evoluzione conosciuto dai media. Da una parte si colloca la Letteratura, per la quale la creazione formale è raggiunta solo attraverso la specificità del proprio linguaggio espressivo. Dall’altra il Digitale e lo sviluppo di un sistema di comunicazione entro il quale il contesto diviene il nuovo contenuto.

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