Nekrokēdeia o L’arte dell’Imbalsamazione

È sorprendente la mole di materiale interessante che è possibile reperire nel mare magnum del pubblico dominio. Il lavoro di recupero suggerito da Massimo Spiga e portato avanti per Edizioni di Karta ci porta spesso a confrontarci con oggetti narrativi di difficile interpretazione. Il compromesso editoriale che abbiamo raggiunto in redazione è quello di dedicare il maggior sforzo possibile al recupero di opere Italiane. Questo però non significa che starò qui ad ignorare tutto il resto. Giusto oggi un tweet di MediaLibraryOnLine proponeva la corposa collezione di manoscritti pubblicati su e-codices. Così, saltando da una parte all’altra della rete mi è finito sotto il naso un testo che fin dal titolo non poteva che attrarmi: Nekrokēdeia o L’arte dell’Imbalsamazione.

Scritto e pubblicato nel 1705 dal chirurgo Thomas Greenhill, Nekrokēdeia è una singolare raccolta dedicata alla morte, alla sepoltura e all’imbalasmazione. Greenhill sosteneva infatti che l’imbalsamazione dovesse essere studiata con lo stesso rispetto tributato all’anatomia o alla chirurgia. Promuoveva l’importanza dell’imbalsamazione fra i ceti nobili e si batteva affinché questa fosse praticata solamente da chirurghi e non da “imprese di pompe funebri e ciarlatani”. Tesi che argomentava tanto da un punto di vista medico quanto religioso.

Il libro si divide in tre lettere indirizzate ciascuna a un medico diverso. La prima ha come destinatario Charles Bernard, Serjeant Surgeon al Queen Anne; la seconda è diretta a John Lawson, allora ex presidente del Royal College of Physicians; e la terza a Hans Sloane, medico e naturalista – segretario della Royal Society e proprietario della collezione di vegetali e reperti che costituì il nucleo fondante del British Museum di Londra.

Visto il tema non stupisce che una buona parte del volume sia dedicata alla descrizione delle pratiche di mummificazione dell’Antico Egitto. Tuttavia non mancano le divagazioni, come le considerazioni sul temperamento del popolo egizio, considerato “caldo e amichevole” nonostante una “singolare pigrizia” e passione per l’inattività derivante dalla loro “smodata devozione a Venere”.

Un’ampia sezione del libro, come ammesso dallo stesso Greenhill, è composta da prestiti di opere precedenti. Le illustrazioni – per citare l’esempio più rilevante – sono raccolte da ricerche sull’Antico Egitto pubblicate circa 50 anni prima da Athanasius Kircher.

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