La Hollywood crudele e fantasmagorica di Nathanael West

Sono molti gli autori che hanno trovato in Hollywood una naturale musa ispiratrice. Da Fitzgerald a Mialer passando per Schulberg e Bukowski, Chandler, Huxley, Waugh e O’Hara. Ma Nathanael West è stato il primo a volgere lo sguardo oltre gli sfarzi promessi da questa grande città cimentandosi, con Il giorno della locusta (The day of the locust, 1939), in una potente analisi romanzesca della civiltà dei media.


Nathanael West – scrittore, sceneggiatore, commediografo – è stato uno dei più originali autori della sua generazione. Con la sua sensibilità visionaria e uno stile che – per immediatezza e spregio delle regole logico temporali – presenta molte analogie con quello dei fumetti, West è stato capace di descrivere la brutalità del mondo contemporaneo in maniera ferocemente profetica. Oltre a Il giorno della locusta è stato autore di un altro grande classico dell’ultimo secolo Signorina Cuorinfranti (Miss Lonelyhearts, 1933) e di due lavori minori: La vita in sogno di Balso Snell (The Dream Life of Balso Snell, 1931) e Un milione tondo (A Cool Million, 1934). A 75 anni dalla sua prima edizione, Il giorno della locusta rimane uno fra i più significativi romanzi mai scritti su Hollywood. Una grande storia che usa Los Angeles come lente dalla quale esaminare un’America scossa dalla grande depressione e che rivela un paese paralizzato da corruzione, ipocrisia, avidità e rabbia.

West non si interessa alle star del grande schermo. Né è eccitato da quella Hollywood che si vuole capitale del glamour e dell’ostentazione. Invece la sua narrazione ci trascina nei backstage e si concentra sugli intricati meccanismi del bizantino lavoro di chi scrive i copioni, monta i set, prepara le macchine da presa e vivacchia di comparsate.

In apertura del romanzo una folla di finti fanti, guardie e cavalleggeri si raduna confusamente per combattere una falsa Battaglia di Waterloo. “Teatro Nove, maledetti! Teatro Nove” urla attraverso il suo megafono un isterico aiuto regista.

Gli eroi di West sono quelli fregati dal sistema, sono attori secondari, sono modesti assistenti di scena e scrittori senza pretese. E poi eccole, le locuste. Americani manipolati e alienati dai mass-media, migranti centroamericani sedotti dalla promessa di una California tutta sole e agrumi, i nuovi poveri del Midwest, bianchi e protestanti, espropriati dalle banche delle proprie fattorie ormai non più redditizie. Quella che si riunisce fuori dal Palazzo Persiano del Cinema di Kahn è una società devastata dal consumismo, incapace di crescere o cambiare, percossa da sconfitte continue; si perde nelle cupole rosa e nei delicati minareti del cinema, attende inebetita le celebrità e poi esplode in un caos violento e apparentemente immotivato. Un delirio grottesco che si farà rivolta e porterà alla completa devastazione di Los Angeles.

Omaggiando la macchina Hollywoodiana e i suoi lavoratori invisibili, West è stato in grado di proiettare una nuova luce sullo showbiz. A quel Dream Dump rappresentato dalla banale quotidianità dell’America anni trenta ha invece preferito una violenza cieca e nauseante capace di sconcertare ancora oggi. Se le genti di West fossero state protagoniste di una poesia di W.H. Auden, quest’ultimo le avrebbe certamente fatte rientrare in quella categoria umana che compassionevolmente definiva cripples. Ma non di storpi ha scritto West che, nel titolo provvisorio inizialmente attribuito al romanzo, si riferiva loro come The Cheated.

Nato a New York, West passò gran parte della propria vita di adulto gestendo Hotel a Manhattan e dedicando il proprio tempo libero alla scrittura. I suoi primi tre romanzi gli fruttarono la ridicola cifra di 780$, un reddito insufficiente anche durante la Depressione. Trasferitosi a Hollywood nel 1935 trovò impiego in qualità di sceneggiatore presso il Republic, un Poverty Rowche produceva B-Movies le cui star erano per lo più cavalli e cantanti cowboy. Fu in questo contesto che West maturò l’idea che poi fu alla base del suo nuovo romanzo.

Il 1939 fu un grande anno per la fiction statunitense. Furore (The Grapes of Wrath, 1939) di John Steinbeck fu un immediato successo di pubblico e critica. Piazzatosi immediatamente in vetta alla classifica dei bestseller, vinse nell’arco di pochi mesi il National Book Award e il Premio Pulitzer. Una sfortuna per Il giorno della locusta che, uscito poche settimane dopo il capolavoro di Steinbeck, ne finì inevitabilmente eclissato. Come i suoi lavori precedenti, anche questo ebbe uno scarso successo commerciale e fu duramente recensito da una larga parte della critica dell’epoca. Anche quell’Edmund Wilson che di West fu grande amico, nei confronti del libro di quest’ultimo si esprimette con una netta stroncatura (assolutamente non all’altezza di Miss Lonelyhearths sentenziò Wilson).

Abbattuto, West scriveva al suo amico F. Scott Fitzgerald: “Sinora il tabellino riporta: Buone recensioni, 15% – Cattive recensioni, 25% – Brutali attacchi alla mia persona, 60%” e amaramente sottolineava “Vendite: praticamente nessuna”.

Proprio in uno scambio con Edmund Wilson definì il suo stesso libro “quello che un editore chiamerebbe un flop totale”. E quindi non fu un duro colpo solo per lui. A seguito dell’uscita del volume, Random House – nella persona dell’editore Bennet Cerf – ebbe a dichiarare che mai più avrebbe ripubblicato un libro incentrato su Hollywood. Un evidente esagerazione, poiché di li a poco, fu proprio Cerf a selezionare e pubblicare Perché corre Sammy? (What Makes Sammy Run?, 1941). A conti fatti, l’editoria è un business fra i tanti.

Nel frattempo West mascherava la propria delusione sotto una maschera di serenità benché non mancasse di ammettere la propria confusione. “Sembra che io non abbia un mercato al quale riferirmi” diceva.

Il giorno della locusta fu l’ultimo libro di West. Nel dicembre del 1940 lui e sua moglie Eileen McKenney morirono in un incidente d’auto vicino al El Centro, California. 37 anni lui, lei appena 26enne. La sua fama di pessimo automobilista non fece che rendere più drammatica la sua morte prematura.

Nonostante le affermazioni dello stesso West, che si diceva impegnato nella stesura di un nuovo romanzo, fra i suoi effetti non vennero rinvenute che alcune pagine di una storia estremamente simile a quella di Miss Lonelyhearths.
Negli ultimi anni della sua vita era finalmente riuscito a conseguire qualche successo come sceneggiatore, una professione ben remunerata negli anni trenta.

Nel decennio successivo la sua scomparsa, i romanzi di West non godettero di particolare successo e vennero riscoperti solo nei primi anni cinquanta. Oggi, Il giorno della locusta è considerato un classico e, il suo autore, una delle voci più rilevanti della letteratura americana.

Ci sono voluti 35 anni perché il suo capolavoro potesse ricevere un adattamento cinematografico (firmato da Waldo Salt). Nel 1975, John Schlesinger diresse un film ad alto budget nel finale del quale è un folle Donald Sutherland a dare il via alla spettacolare e violenta rivoluzione che getterà Los Angeles nel caos.

La splendida sequenza di chiusura, che vede una folla avanzare amorfa, come un’unica massa dal volto camuffato da una mascherata grottesca, corona il grande lavoro di fotografia curato dal maestro Conrad Hall. Una bella testimonianza dello sforzo profuso da una produzione ambiziosa che è stata capace di tributare magistralmente questo grande libro.

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Postfazione a “Il giorno della locusta” edito da Karta Edizioni
Pubblicato su Medium

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